Tagli alle università? Perché riguarda tutti
Ringrazio Perfidious che mi ha lasciata postare qui alcuni pensieri e molte preoccupazioni sulla recente situazione dei famosi ‘tagli alle università’. E’ qualcosa che mi colpisce in prima persona, ahimè sono una universitaria, ma che, riflettendoci un po’ su, colpisce tutti noi e colpirà l’Italia.
Finanziaria e tagli all’università. Chi non ne ha sentito parlare?
Sulla facoltà di medicina slogan come Non la cureremo noi la crisi a biologia e scienze biologiche un Scienza libera in libero stato. No alla privatizzazione. Sono solo alcuni dei motti che girano sui cartelloni ed i manifesti delle università.
In questi giorni però tutto quello che si sente è un vociare di studenti facinorosi che interompono la tranquilla vita dei cittadini. Un gruppetto di ‘mangiabambini’ comunisti che disturbano i poveri veri studenti che vogliono fare lezione.
E’ davvero così?
NO.
Perché l’informazione NON parla dei professori, presidi di facoltà e studenti che si riuniscono insieme pacificamente e bloccano le lezioni per protesta. Non parlano dei cortei di più di 800 studenti che ogni altro giorno girano per le strade pacificamente per far capire la loro opinione. Non parlano delle altre manifestazioni che sono TANTE e ci SONO.
Ed a noi che interessa? direte voi.
Interessa.
I tagli di questa finanziaria prendono di mira tutta l’università italiana senza distinzione per facoltà, città e prestigio dell’università. Senza nemmeno tener conto delle capacità reali dell’università (numero di studenti, laureati, dottorandi, ricercatori, professori ecc.) sono tagli che non sono riforme.
Se volete tagliare fate una riforma che penalizzi di più quelle università che hanno più volste sforato nel loro bilancio. Ce ne sono molte.
Colpite in modo intelligente.
Perché togliere fondi alle università è un problema economico di tutti?
Facciamo un esempio. Abitiamo in un paese chiamato Illogiland in cui gli studenti di ingegneria vanno alla loro bella università di ingegneria. Gli studenti escono da ingegneria laureati pronti per fare ricerca, con i soldi dell’università, e creare nuovo sapere e nuove tecnologie, arricchendo così Illogiland e le sue industrie.
Facciamo finta che il paese di Illogiland decida di tagliare i fondi all’università ma una parte di soldi glieli da comunque. Ecco cosa abbiamo:
L’università crea e forma dei ricercatori capaci (anche se con più difficoltà e solo quelli che possono permettersi di pagare tasse universitarie più alte). I ricercatori decidono di creare sapere e nuove tecnologie ma.. OPS! Non ci sono soldi per la ricerca!
I ricercatori migrano all’estero (es. in un paese di nome Logiland) e lì fanno ricerca per il paese straniero arricchendolo. L’economia di Illogiland viene impoverita perché investendo poco nell’università non guadagna nell’economia futura.
Il paese straniero di nome Logiland però si arricchisce tanto ed è tanto felice.
Questa si chiama, in poche parole, fughe di cervelli.
Ed è quello che accade da anni in Italia perché le spese che lo stato fornisce all’università arrivano ad essere la metà di quello che investono molti altri stati.
Pensate cosa accadrà con ulteriori tagli.
In realtà tutto sappiamo cosa si vuole fare:
Rendere la cultura e l’istruzione qualcosa di elité e permesso solo a chi può pagarsela.
La protesta degli studenti è una protesta che con i partiti politici non ha nulla a che fare. Ho visto in piazza studenti di ogni partito politico, ho sentito opinioni di destra, sinistra, alto e basso. E’ una protesta pacifica che vuole solo una cosa: studiare.
Vogliamo solo STUDIARE.
Non sono facinorosi che hanno voglia di ‘fare casino’, sono quei ragazzi e quelle ragazze che lavorano e studiano insieme, chini sui libri tutto il giorno per diventare medici, ricercatori, informatici, farmacisti, psicologi ed altro.
Ma io non sono una grande autorità quindi vi riporto qualche citazione più autorevole.
Ecco quale sarebbe uno degli effetti a lungo termine della legge finanziaria:
L’università da pubblica diventerebbe un privilegio per i pochi che potrebbero permettersi rette universitarie altissime, mentre il livello qualitativo dell’insegnamento pubblico crollerebbe a picco per la mancanza di docenti e la soppressione di esami, nonché probabilmente anche di corsi di laurea meno frequentati o considerati “di minore rilievo”.
Si sta cercando di distruggere la nostra cultura ed obbligando le università a svendersi a privati per sopravvivere, senza poi garantire un livello di istruzione accettabile.
FONTE: http://universitadasalvare.blogspot.com/2008/10/gli-effetti-della-legge-1332008.html
Ed ecco cosa scrive Repubblica sulle recenti manifestazioni.
[...] Quando i telegiornali della sera hanno diffuso il diktat poliziesco di Berlusconi, i ragazzi più grandi hanno brindato con birre e applausi, fra gli sguardi perplessi e intimoriti delle matricole. Che c’è da festeggiare se il premier minaccia manganellate? “Il fatto è che gli stiamo mettendo paura, noi a loro. È la reazione scomposta di uno che si sente debole, che non si aspettava tutto questo, non ha una strategia e pensa di risolvere al solito modo, con la polizia, come si trattasse di rifiuti, camorra o periferie insicure”. Chi parla è Luca, 23 anni, un’ottima laurea in lettere a Milano, venuto a Roma per specializzarsi in filologia romanza. È di Monza: “Perfino lì hanno cacciato la Gelmini da un comizio, e non se l’aspettava. A Monza, dov’è nata la Lega, cinquant’anni di Dc. Non hanno proprio capito che la politica non c’entra, la sinistra qui non comanda niente. Quando è venuta la ragazza mandata da Veltroni (Giulia Innocenzi, ndr), chiaramente in vista della manifestazione di sabato, le abbiamo strappato i volantini. La Cgil ha cercato di mettere il cappello sul movimento e li abbiamo costretti ad arrotolare le bandiere rosse. Per me il Pd significa poco, l’opposizione è inesistente, Berlusconi non è chissacché, non mi suscita nessun sentimento. È soltanto un vecchio che fa discorsi vecchi. Insomma, qui non c’entra la politica, c’entra la vita. Il mio futuro, quello di Francesco, Vanessa, Ilaria…” [...]
E’ un rivolta di bravi ragazzi, della nostra meglio gioventù. Non è una rivolta contro i padri, come furono le altre, ma di giovani che prendono sul serio le parole dei padri. Vogliono studiare, uscire di casa, fare carriera per meriti e non per conoscenze, crescere insomma e scoprono che in Italia non è possibile. Non è possibile per un giovane essere “normale”. Da qui la rabbia di questi ragazzi miti. Anche un po’ secchioni. Luca e altri, con Francesco e Vanessa, ieri ospiti di Santoro, hanno tirato l’alba a studiare la legge Gelmini nei minimi particolari, scovando un’infinita serie di contraddizioni. Un bel lavoro e anche una lezione per l’opposizione parlamentare che deve aspettare la Gabanelli per accorgersi della norma salvamanager infilata nel decreto Alitalia. “La legge è piena di cazzate” mi spiegano “Taglia i fondi per la ricerca, che in Italia è l’uno per cento del Pil contro il tre della media europea e del trattato di Lisbona. Riduce il numero dei ricercatori che da noi sono tre ogni mille abitanti, contro l’obiettivo di otto. Non taglia le sedi universitarie, che in Italia sono 115, più di una per provincia, con decine di corsi frequentati da un solo studente. Soltanto Roma ha sedi decentrate a Civitavecchia, Rieti, Pomezia: Ma quelle rispondono a interessi clientelari”. [...]
Qui stanno dismettendo l’istruzione pubblica, un pezzo per volta. E’ una cosa mai successa in nessuna parte del mondo civile. Negli Stati Uniti, il paese più malato di iper capitalismo, l’università pubblica rimane ancora fortissima. Uno studente di Fisica può scegliere di pagare quattromila dollari a Berkeley o quarantamila a Stanford, ma la qualità è la stessa, alla fine si spartiscono lo stesso numero di premi Nobel. Per non parlare dell’Europa. Qui invece fra pochi anni l’istruzione pubblica, di questo passo, sarà relegata alla marginalità, alla serie B, a quelli che non possono permettersi di meglio. Il tema è enorme, tocca l’essenza dei diritti di cittadinanza, ma temo che non passerà. Criminalizzeranno la protesta, faranno scoppiare qualche incidente, e i media andranno dietro l’onda, l’altra, quella del potere.[...]
FONTE: http://www.repubblica.it/2008/10/sezioni/scuola_e_universita/servizi/scuola-2009-3/scuola-2009-3/scuola-2009-3.html




